Ecco il mio nuovo blog:
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Il 'vecchio' blog di Maurizio Landini.
lunedì 24 ottobre 2011
Il mio nuovo blog
Era necessario. Lo era davvero. Alla fine dell'estate, proprio allo scoccare del venticinquesimo anniversario della mia prima poesia (agosto 1986), il modo di vivere la scrittura è profondamente cambiato, segnato senz'altro dal più grande dolore della mia vita: la scomparsa di mio padre (a cui ancora fatico a credere). Alla luce di questo cambiamento, penso addirittura di dover recuperare venticinque anni, ché allora (non avevo ancora compiuto quattordici anni) avevo le idee chiare senza saperlo.
mercoledì 5 ottobre 2011
5 ottobre
Questo è il mio primo compleanno senza mio padre.
Era il primo a farmi gli auguri al mattino. La cosa più triste e incredibile è che non riesco a guardare i suoi ritratti sparsi per la casa come si guarda uno che non c'è più: mi chiedo: "Dove sarà? A fare la spesa? A fare una passeggiata al mare? Prima o poi torna..." E aspetto di sentirlo inserire la chiave nella serratura della porta di casa. E aspetto che entri nella mia stanza.
E non riesco a togliermi dalla testa quest'idea che lui sia da qualche parte e prima o poi torni a casa a sorbirsi il mio monologo sulla scrittura e cazzate varie.
martedì 6 settembre 2011
.Togli le mie braccia dal fuoco

Fuoco. Elemento complesso: sole, immortalità e trasformazione. Rispecchia la mia complessità strutturale. Sono la macchina modellata intorno a me: milioni di poligoni e speranze. Analizzo possibili vie di fuga. No, non è un gioco correre a nascondersi, non è affatto divertente rimettersi in discussione in modo convulso. Perché ti senti bruciare dentro, capisci? Dormi poco o nulla. È il 2011 e fuori, barcolla moribonda l’estate, sorretta da quattro giovani, stupidi berretti con la visiera e sotto poco o nulla.
Incendiare immondizia libera incenso.
Fuoco, dicevo. Metto a fuoco la mappa delle uscite di sicurezza dell’edificio grande come tutta la realtà. Ingrandisco fino a vedermi: Tu sei qui. Al centro di un cosmo elettronico, geometrico, ottimizzato. Il primo decennio del Duemila è passato veloce come una particella del CERN. Infine sono riusciti a creare il buco nero del domani. La mia pelle intanto comincia a cadere. Chiazze morte di me sul pavimento come pezzi di lettere strappate, piene di sentimenti e di promesse a me stesso. La mutazione inizia sempre dall’esterno, perché sia visibile a tutti, perché tutti si accorgano finalmente del nuovo-già-morto che avanza. E dove sono stati finora? Dove erano posati i loro sguardi? Prima era diverso, prima era tutto invisibile. Il tutto si è lasciato scorrere davanti agli occhi come Eurostar che attraversano la stazioncina del paese: chi non è finito sotto le ruote ha sentito solo il fischio e lo spostamento d’aria, tenendosi stretto la borsa. Ecco, vorrei spalancare le mie braccia e abbracciarvi tutti ma la carne si sfalda, tendini e muscoli si sfilacciano portando alla luce il metallo. Ora mi specchio perfetto sul freddo delle cose che mi circondano, sulla loro totale mancanza di spirito, sul loro profilo tagliente come una lama di ceramica.
Togli le mie braccia dal fuoco. Sentile. Sono fredde.
lunedì 5 settembre 2011
5 settembre
Oggi è il momento di Permanenze Lontane, la mia prima silloge (Edizioni della Sera). Esistono qui due idee di lontananza: una lontananza temporale e una lontananza, per così dire, ontologica. La prima definisce una distanza dal passato, attraverso la ri-elaborazione del ricordo; la seconda, una distanza dell'essere attraverso il "vedere ciò che gli altri non vedono e non vedere ciò che gli altri vedono".
La parola diviene il "suono processato" della realtà, il campione da assemblare nella traccia-componimento, come accade per certa musica elettronica. La "stratificazione compositiva" propria del genere, contamina il verso, dona ritmo e complessità.
Capacità di afferrare l'inafferrabile.
lunedì 29 agosto 2011
Tutto quel che non sarebbe da dipingere
"Stetti per un po' alla finestra, a godere di quel compiuto e perfetto equilibrio tra la natura e i miei sensi. E mi venne voglia di dipingere. Ma subito me ne distolsi nel timore di squilibrare, di guastare; e cioè di non rendere. Vale a dire che era una voglia del tutto banale e, in un certo senso, accademica; da luogo comune, insomma. Di chi, non sapendo dipingere, o sapendo dipingere senza essere davvero pittore, di fronte a uno spettacolo della natura, a un paesaggio, a una certa disposizione di cose nello spazio e nella luce, dice <> che è, appunto, il più banale e accademico elogio della natura nel tempo stesso che si svaluta e degrada la pittura; la quale, almeno per me, si svolge a tutto quel che non sarebbe da dipingere."
(Leonardo Sciascia - Todo Modo 1974)
sabato 27 agosto 2011
Regionale Veloce
I pensieri lasciati incustoditi potranno essere sottoposti a controlli di polizia. Non le mie riflessioni su Sciascia, almeno spero. Non mentre una coppia di cinesi maturi è impegnata in una pedicure. Lui sembra saggio e stanco; lei ha la fede nuziale al mignolo, è tutto nelle sue mani. Mi viene solo da pensare a come fanno l'amore. Poi lui prende il telefono e mi rovescia nelle orecchie un mucchio di parole con un sacco di vocali e sono costretto ad abbandonare il pensiero. Nel caso di un controllo la polfer troverà soltanto una fellatio composta.
venerdì 26 agosto 2011
Qui, si rischia la cecità.
Lo scrittore guarda la realtà con occhi diversi. A me si sono rotti gli occhiali da sole, un bel paio di Persol. Li avevo acquistati anni fa in un negozio di Spoleto, vicino alla stazione ferroviaria, mentre aspettavo l'arrivo di una ragazza che avevo conosciuto su internet. Avevamo passato una bella giornata poi lei per telefono mi aveva detto che adorava Ligabue e io le avevo risposto che mi piaceva Tolkien. Da quel giorno non l'ho più sentita.
Certi occhiali da sole sono buoni per riparare dalla luce.
Qui, si rischia la cecità.
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