domenica 13 febbraio 2011

Ai confini della città nasce la meraviglia: Shaun Tan e le sue Piccole storie di periferia

Tales from Outer Suburbia (‘tr. it. Piccole storie di periferia’- Rizzoli, Milano, 2008) è una raccolta di quindici storie. Shaun Tan le ha scritte e illustrate scegliendo un linguaggio visivo diverso per ogni storia.

Scrive Martino Negri a proposito dell’opera dello scrittore/illustratore australiano: “L’universo narrativo evocato dalle pagine di Tales from Outer Suburbia è un universo frammentario e molteplice –da un punto di vista espressivo, ma anche tematico– che trova il suo centro di gravità nell’idea di periferia come luogo di confine in cui si possono fare scoperte e incontri meravigliosi, come avveniva nelle foreste della tradizione narrativa fiabesca…” (1)

Questa liminalità periferica mi ha riportato alla mente l’idea di “spazio indeciso”, non soggetto a decisione umana che descrive Gille Clément nel suo Manifesto del Terzo paesaggio: “Se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di un’attività umana subito si scopre (…) una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Quest’insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce. Si situa ai margini.”(…) Un insieme di ‘frammenti di paesaggio’ che non si assomigliano nella forma ma “costituiscono un territorio di rifugio per la diversità”.(2)

Esseri curiosi compaiono nelle storie di Shaun Tan quasi a spezzare la monotonia di una periferia abbandonata a se stessa, isola vergine della creazione fantastica. Il bufalo indiano che abita nell’appezzamento vuoto “quello con l’erba che nessuno tagliava mai”; la ‘renna senza nome’, enorme, cieca come un pipistrello, che sbuffa sotto l’antenna con infinita pazienza animale; il dugongo, raro mammifero erbivoro originario dell’Oceano Indiano che un giorno appare nel giardino della casa al numero diciassette.

In questo topos ideale della creazione, la periferia è informe, i suoi confini topografici si dissolvono, come nel racconto la nostra spedizione dove ogni mappa perde significato a vantaggio dell’immaginazione. Il mondo in cui avventurarsi è “oltre le fabbriche e le discariche” e “al di là di tutti i segnali e le strade” come si racconta ne la storia del nonno.

Se, come dice il filosofo Massimo Cacciari, la vita urbana non è più geometricamente circoscrivibile e “terranea” ma assume una dimensione mentale, la periferia “non è solo ‘figura’ di uno spazio non completamente addomesticato dall’uomo (…) è anche uno spazio mentale, un territorio collocato ai margini della coscienza in cui le immagini proliferano e a volte diventano storie” (3)

In Tales from Outer Suburbia, il territorio liminale, “luogo del rifiuto e dell’abbandono”, perde la sua condizione di marginalità terranea e diviene centro nevralgico della meraviglia.

(1) Martino Negri, Dai Margini della coscienza: i racconti illustrati di Shaun Tan, in ‘Hamelin n.22: futuro presente’, marzo 2009, Associazione Culturale Hamelin, Bologna, pag.76

(2) Gilles Clément, Manifesto del Terzo Paesaggio, Quodlibet, Macerata, 2005, pag.10

(3) op. cit. pag. 77

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